La boutique di Camilla non si impone: si lascia scoprire. La luce che entra dalle vetrine è morbida, quasi nordica, e illumina capi scelti con una cura che si percepisce prima ancora di toccarli. Simple è un luogo che parla sottovoce, ma con una chiarezza rara: linee pulite, materiali che raccontano, colori che non inseguono la stagione ma la attraversano. Camilla mi accoglie mentre sistema una maglia dalla trama compatta; il gesto è naturale, preciso, come se la selezione fosse un’estensione del suo modo di guardare il mondo.
E da qui comincia la nostra conversazione.
Qual è la tua filosofia di selezione dei brand?
«Selezioniamo prima di tutto ciò che piace a noi», dice, lasciando scorrere le dita lungo una cucitura interna come per verificarne la sincerità. «Capi che immaginiamo indossati dai nostri clienti, che sentiamo autentici e in linea con la nostra idea di stile.» Mentre parla, prende una giacca e la osserva controluce: non cerca difetti, cerca carattere. «Cerchiamo brand con una forte identità, capaci di coniugare qualità, ricerca e una bellezza che non sia passeggera. Voglio che ogni capo abbia un senso, che non sia solo “di moda”, ma che abbia qualcosa da dire.»
Camilla si sposta verso un espositore di piumini leggeri, li sfiora come se stesse valutando la loro capacità di vivere all’aperto. «Lo stile di Livigno è profondamente legato alla montagna», dice. «Deve essere pratico, ma allo stesso tempo curato.» Poi prende una maglia in cashmere e la piega con un gesto lento, quasi affettuoso. «È un’eleganza discreta, fatta di capi funzionali ma raffinati, mai eccessivi. Qui la gente vive la montagna ogni giorno: serve qualcosa che accompagni la quotidianità in modo spontaneo, senza rinunciare alla qualità.»
Cosa significa per te “eleganza consapevole”?
«È un’eleganza che nasce da scelte attente», risponde, appoggiandosi al bancone come se volesse alleggerire il peso della parola “consapevolezza”. «Capi di qualità, non troppo legati alla stagionalità, che restano nel tempo.» Poi sorride, un sorriso breve ma sincero. «Significa acquistare con intenzione, privilegiando ciò che ha valore reale, sia estetico che qualitativo. Non serve avere tanto: serve avere ciò che parla di te.»
Come scegli i marchi che porti in boutique?
Qui Camilla si anima. Cammina verso uno scaffale, prende una T-shirt, la stende tra le mani e ne controlla la consistenza. «La scelta è molto istintiva ma anche molto precisa», dice.
«Partiamo da ciò che ci emoziona, da quello che ci piacerebbe vedere indossato.» Poi la ripiega con un gesto lento, quasi meditativo. «I capi devono far sentire bene, sicuri, a proprio agio — e soprattutto piacersi. Poi valutiamo la qualità dei materiali, la produzione — spesso made in Italy — e l’attenzione che il brand dedica all’ambiente e ai processi.»
Che ruolo ha la sostenibilità nel tuo lavoro?
«La sostenibilità per noi non è una tendenza», dice mentre sistema una fila di maglie con un ordine che sembra naturale, non imposto. «È un principio che ci accompagna da sempre.» Si ferma un attimo, come per trovare un esempio concreto. «Privilegiamo capi made in Italy, materiali di qualità e, quando possibile, realtà che lavorano nel rispetto dell’ambiente. Anche la scelta di proporre uno stile non passeggero è, per noi, una forma concreta di sostenibilità.»
Chi è il cliente che si riconosce in Simple?
«È una persona che cerca uno stile autentico, non gridato», dice, indicando una palette di colori neutri. «Ama la qualità, la discrezione e un’eleganza pratica, adatta alla vita di tutti i giorni ma con un tocco distintivo.» Poi aggiunge, con un tono quasi confidenziale: «È qualcuno che non ha bisogno di dimostrare nulla, ma che riconosce subito un capo fatto bene.»
Qual è il capo che racconta meglio la tua boutique?
Camilla prende una maglia e la solleva leggermente, come si fa con qualcosa che si conosce bene. «Un capo essenziale ma senza tempo», dice. «Una maglia ben costruita, una T-shirt dalla linea pulita ma consistente, o un bel paio di scarponcini Sentier che non invecchiano mai.» Poi la posa con cura. «Qualcosa che a prima vista è semplice, ma che indossato rivela carattere, qualità e una cura autentica nei dettagli.»
Come sta cambiando il modo di fare shopping?
«C’è più consapevolezza: si acquista meno, ma meglio», dice mentre osserva una cliente che entra e tocca un cappotto con attenzione. «Le persone cercano capi che abbiano senso nel tempo e apprezzano sempre di più il valore della qualità, della provenienza e della relazione con chi li propone.» Poi si volta verso di me: «A Livigno, il commercio locale è un vero plus. È ciò che rende la località diversa e riconoscibile rispetto ad altre destinazioni di montagna.»
Cosa significa fare impresa in una valle così unica?
«Significa lavorare in un contesto speciale», dice, incrociando le braccia come per contenere l’intensità della risposta. «Con ritmi intensi e spesso serrati, tipici di una località turistica che non si ferma quasi mai.» Poi si rilassa, appoggiandosi a uno scaffale. «È una sfida continua, a volte impegnativa, ma anche stimolante: ci spinge a rimanere dinamici, presenti e attenti, offrendo ogni giorno una proposta coerente e di qualità, capace di dialogare con una clientela internazionale, senza perdere il nostro flair italiano.»
Come immagini l’evoluzione dello stile alpino?
Camilla guarda fuori dalla vetrina, verso la strada, come se cercasse la risposta nella gente che passa. «Lo vedo evolversi verso un equilibrio sempre più raffinato tra funzionalità ed estetica», dice. «Capi eleganti e versatili, pensati per essere indossati sia in montagna che in contesti urbani, senza perdere identità.» Poi aggiunge, con un entusiasmo misurato: «Le Olimpiadi hanno dato maggiore visibilità a Livigno. Speriamo in una clientela sempre più internazionale e in nuove contaminazioni che renderanno lo stile alpino ancora più contemporaneo.»
Quando l’intervista finisce, Camilla torna a muoversi tra i capi con la naturalezza di chi abita davvero il proprio spazio. Riprende una maglia e la sistema con un gesto leggero, quasi istintivo, come si fa con qualcosa che si conosce da sempre.
La luce del pomeriggio entra obliqua dalle vetrine e accarezza i tessuti, rivelando trame che parlano di lana, di mani, di montagna. Fuori, Livigno scorre veloce: il passo di chi la vive, il profilo delle cime, l’aria sottile che cambia con le ore. Dentro, tutto resta sospeso in un equilibrio alpino fatto di essenzialità e cura, di scelte misurate, di bellezza che non ha bisogno di rumore.
Quando esco, Camilla sta ancora osservando un dettaglio, come se ogni giorno ci fosse qualcosa da capire meglio, da scegliere con più intenzione. E forse è proprio questo che rende la sua boutique diversa: la sensazione che lo stile, qui, sia un gesto che nasce dalla montagna e ritorna alla montagna, senza mai tradirla.